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Westworld



Intelligenza artificiale

Westworld

Si è conclusa da poco la serie  che ha dominato ogni altra serie in questa prima metà del 2016: il telefilm "Westworld - Dove tutto è concesso"
Liberamente ispirato al film "Westworld - Il mondo dei robot" del '73.

Per capire questa serie, quindi, facciamo un passo indietro e raccontiamo la trama del film degli anni 70.

In un futuro prossimo, lo sviluppo tecnologico ha permesso la produzione di androidi praticamente indistinguibili dall'uomo: perfetti, capaci di imparare, mostrare emozioni e interagire con gli esseri umani.

Al fine di garantire il divertimento a facoltosi turisti (che pagano 1.000 dollari al giorno), viene inaugurato il parco a tema chiamato Delos...I personaggi che interagiscono con gli umani sono tutti impersonati da androidi programmati per non danneggiare i visitatori, essere accondiscendenti e talora, vista la perfezione raggiunta, anche soddisfarli sessualmente.

Ad un certo punto, i robot cominciano a ribellarsi e a diventare aggressivi, fino ad uccidere alcuni visitatori. Dal film, sembra che questa aggressione sia dovuta ad un virus o ad un qualche malfunzionamento tecnico.

Westworld

Il Westworld della serie televisiva è anc'esso un parco a tema popolato da androidi, in cui i visitatori possono immergersi completamente nell'esperienza e fare qualsiasi cosa essi vogliano, senza preoccuparsi delle conseguenze fisiche o etiche su persone e cose.
Il team di sviluppo degli androidi cerca continuamente di migliorarli e di renderli sempre più realistici; a tal fine il dottor Robert Ford, direttore creativo del parco, aggiorna gli androidi con delle "ricordanze" affinché essi assumano un comportamento più umano.
Tuttavia dopo l'aggiornamento diversi androidi cominciano a comportarsi in modo strano, ricordando i loro profili passati e quindi accedendo casualmente alla loro memoria a lungo termine, aggirando il controllo degli umani, dubitando della realtà del loro mondo artificiosamente costruito e ribellandosi.

La principale delle differenze riscontrate tra i due, è che nel primo caso i robot impazziscono a causa di un malfunzionamento, di un virus, nel secondo, i robot acquistano progressivamente coscienza.

Da quì in avanti parleremo unicamente della serie.

I comportamenti di questi robot sono basati su tre livelli:
Al primo livello, quello più semplice, c'è il cosiddetto loop, una serie di azioni e dialoghi che vengono ripetuti in modo ciclico.
Il robot pianista, ogni giorno si sveglia e va al saloon, poi beve il suo whisky, fa una battuta zozza alla prostituta (ogni giorno, sempre la stessa battuta), poi inizia a suonare.
E alle 4 del pomeriggio, arrivano i banditi e gli sparano.

Al secondo livello c'è l'improvvisazione.
Se messi in una situazione diversa dal solito i robot iniziano ad improvvisare.
Interagiscono così con i visitatori, per rispondere alle sollecitazioni a cui sono sottoposti.
Ma si tratta di reazioni preprogrammate.
Se la sollecitazione è di un tipo non previsto, il personaggio torna al suo loop o si disattiva.

Ad un certo punto della storia viene introdotto un aggiornamento, detto delle ricordanze, che inizia a modificare il comportamento dei robot.

Per capire le ricordanze bisogna fare un passo indietro.
Abbiamo detto che al barista, alle 16 in punto, gli sparano.
E poi?
Che succede?
Il robot viene riparato, ripulito, gli viene fatta una diagnostica, e poi viene rimandato nel suo lettuccio  pronto per riattivarsi la mattina seguente.
Della sua disavventura con i banditi, non ricorderà nulla.
I soli ricordi che avrà saranno quelli di base: Come si chiama, dove abita, che lavoro fa...

Come funzionano le ricordaze?
Con le ricordanze la memoria non viene più cancellata, ma resta latente in una specie di subconscio.
Non avrà memoria che gli anno sparato, ma la prossima volta che gli spareranno, magari schiverà il proiettile o risponderà al fuoco.
Non è ben chiaro come funzionino le ricordanze, ma sembra che aumentino le capacità di improvvisazione dei personaggi.

Solo che a seguito di questo aggiornamento, diversi personaggi iniziano a fare scelte differenti dal solito, a ricordare qualcosa del loro passato, avere dei flashback, dei Déjà vu, a mettere in dubbio il loro mondo, ad avere disturbi mentali.

L'ultimo passo è quello dell'autocoscienza.

E qui si pone una adomanda interessante: Dove finisce la programmazione e dove inizia l'autocoscienza?
Finchè il robot recita un copione o fa piccole improvvisazioni, è ancora la programmazione.
E se invece fosse già autocosciente ma fingesse di non esserlo?
Quando poi fa delle scelte, ed i robot ne fanno, è una scelta sua o è stato programmato per farlo?
Ed in fine, quando mette in dubbio la sua realtà o si ribella, chi ci dice non lo stia facendo perchè è stato programmato per quello?

C'è un personaggio che è stato programmato per ribellarsi, per fuggire ed in fine per fare qualcosa, nel mondo esterno.
Non si capisce bene cosa, ma viene detto che deve farlo quando sarà fuori dal parco.
Invece, quando ha già la possibilità di andarsene, sceglie di tornare indietro.
Questo è l'unico robot di cui siamo ragionevolmente certi che sia una vera intelligenza artificiale.

Ma la domanda resta: A che punto i robot smettono di essere macchine e diventano vivi?
Secondo Robert Ford non c'è un punto in cui magicamente diventano vivi, la cosa è molto più sfumata di così.
Non c'è nessuna differenza tra i robot e noi perchè gli uni e gli altri sono il prodotto di un processo di tentativi ed errori che li hanno portati al punto in cui si trovano.
L'uomo non è un essere speciale e la sua autocoscienza è solo un caso, uno scherzo dell'evoluzione, è solo un gradino della scala.
E lo stesso vale per i robot.  

Un'altra risposta ma diametralmente opposta viene data da uno deigli stessi robot.
Dopo essersi offerta di fare sesso con un visitatore, quando il visitatore le domanda se sia viva o se sia un robot, il robot risponde: "Se non riesci a stabilirlo, che differenza fa? Che importanza ha?"

Questa è un'altra possibile risposta.
Per capire questa risposta dobbiamo fare un'altro passo indietro e parlare del Test di Turing.
Il test di Turing è un criterio per determinare se una macchina sia in grado di pensare.
Turing prende spunto da un gioco, chiamato "gioco dell'imitazione", a tre partecipanti: un uomo A, una donna B, e una terza persona C. Quest'ultimo è tenuto separato dagli altri due e tramite una serie di domande deve stabilire qual è l'uomo e quale la donna. Dal canto loro anche A e B hanno dei compiti: A deve ingannare C e portarlo a fare un'identificazione errata, mentre B deve aiutarlo. Affinché C non possa disporre di alcun indizio (come l'analisi della grafia o della voce), le risposte alle domande di C devono essere dattiloscritte o similarmente trasmesse.

Il test di Turing si basa sul presupposto che una macchina si sostituisca ad A. Se la percentuale di volte in cui C indovina chi sia l'uomo e chi la donna è simile prima e dopo la sostituzione di A con la macchina, allora la macchina stessa dovrebbe essere considerata intelligente, dal momento che - in questa situazione - sarebbe indistinguibile da un essere umano.

Per macchina intelligente Turing ne intende una in grado di pensare, ossia capace di concatenare idee e di esprimerle. Per Turing, quindi, tutto si limita alla produzione di espressioni non prive di significato. Nell'articolo, riprendendo il Cogito cartesiano, si legge:
" Secondo la forma più estrema di questa opinione, il solo modo per cui si potrebbe essere sicuri che una macchina pensa è quello di essere la macchina stessa e sentire se si stesse pensando. [...] Allo stesso modo, la sola via per sapere che un uomo pensa è quello di essere quell'uomo in particolare. [...] Probabilmente A crederà "A pensa, mentre B no", mentre per B è l'esatto opposto "B pensa, ma A no". Invece di discutere in continuazione su questo punto, è normale attenersi alla educata convenzione che ognuno pensi. "

In parole povere, se non riesci a distinguere se è viva o no, vuol dire che lo è.

Questo pone delle domande ancora più profonde.
Domandarsi se i robot facciano scelte libere o siano solo frutto della loro programmazione, ci porta a domandarci se le azioni che noi umani compiamo sono libere o sono solo frutto della nostra fisiologia, dell'ambiente in cui siamo vissuti e della società nella quale viviamo.

Siamo liberi?
C'è chi pensa di sì e chi pensa di no (io penso di sì).
Tra il 1500 ed il 1800 in Europa sono state compiute deportazioni e massacri in nome della verità.
Sono scoppiate guerre tra chi credeva nel libero arbitrio e chi credeva nella predestinazione.
La sola querra dei trent'anni si dice abbia provocato 12 milioni di morti.
Ma ancora oggi, non si hanno prove certe dell'una o dell'altra tesi.

2016-12-12 22:11:52 AM
parole chiave: robot, macchina, punto, serie televisiva, androidi, Westworld, Turing, ricordanze, parco

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